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Le origini di Formia: tra storia e mito

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Le origini della città di Formia sono poco documentate e già in epoca antica erano già poco note. Questa assenza di notizie favorì lo sviluppo di racconti leggendari attorno a quello che già in passato era Formiae, di cui faceva parte l’attuale Comune di Gaeta.

Il nome Formiae

L’etimologia del toponomo Formiae, dalla parola greca Hormé e l’idea ad esse sottintesa di un’origine ddella città all’interno della colonizzazione greca nell’Italia meridionale, dovette avere grande diffusione ed essere accettata a lungo nell’antichità, tant’è vero che la ritroviamo in quello che oggi chiameremmo un dizionario enciclopedico di antichità ad opera di Pompeo Festo: “la città di Formiae si chiama così dal greco ed equivale da Hormiae, poiché attorno ad essa c’erano frequenti e sicuri approdi, da cui partire per la navigazione”.

In ogni caso, sono due le ipotesi legate al mito della fondazione di Formia. La prima la vede colonia greca e parte integrante delle saghe mitologiche del passato, la seconda, invece, intreccia il suo destino con il mito dei lestrigoni.

Colonia Greca

L’ipotesi di un’origine greca di Formia si collega anche all’ipotesi che gli abitanti della Sabina, vicini a Roma e tra i primi a essere romanizzati, fossero spartani sbarcati nel V secolo a.C. proprio a Formia, per poi proseguire verso il centro d’Italia. In ogni caso, questi elementi leggendari non sembrano essersi composti in un quadro unitario, dando luogo a un vero e proprio mito d’origine di Formia e del suo territorio che continuò in tutta l’epoca romana.

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I Lestrigoni

È appunto in età medio e tardo repubblicana che fa la sua comparsa e si diffonde la leggenda di Formia come sede dei Lestrigoni, popolazione di giganti cannibali presso i quali si svolge una delle più drammatiche avventure occorse ad Ulisse e ai suoi compagni nel loro viaggio di ritorno verso Itaca. “Quando arrivammo nel celebre porto, intorno a cui s’alza scoscesa la roccia ininterrottamente ai due lati, e coste sporgenti si allungano tra loro all’imbocco, i compagni arrestarono tutti le navi veloci a virare.”

La localizzazione a Formia del mitico popolo che aveva mandato in rovina la flotta di Ulisse, costituisce una delle proposte avanzate sul mito della fondazione di Formia, quella che è la più antica testimonianza in proposito si legge infatti una lettera scritta da Cicerone, mentre soggiornava nella propria villa di Formia, all’amico Tito Pomponio Attico: “a Roma mi scrivi che tutto tace: lo immaginavo. Ma accidenti in provincia non si sta in silenzio, non si può più sopportare il regime tirannico che c’è da voi. Se verrai in questa Telepilo dei Lestrigoni, intendo dire Formia, sentirai come freme la gente! Quanta rabbia c’è! Quanto è odiato il nostro Pompeo Magno!” (Cicerone, Lettere ad Attico)

La citazione omerica di Cicerone sembra avere la funzione ironica di rendere l’idea di una città di maldicenti dediti a denigrare le persone, in particolare Pompeo Magno, a divorarle metaforicamente, continuando in certo senso le pratiche cannibalesche degli antenati. La leggenda dei Lestrigoni a Formia doveva essere dunque molto nota. Probabilmente essa era stata codificata all’interno di quell’opera di ripresa di tradizioni locali che durava appunto dall’epoca repubblicana.

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